Articoli su L'Economia di Tutti

L'Isola dei Naufraghi

1. Salvati dal naufragio

Un’esplosione ha distrutto la loro nave e ognuno si aggrappa ai primi pezzi galleggianti che gli capitano sotto mano. In cinque sono riusciti a trovarsi, riuniti sullo stesso relitto spinto dalle onde. Degli altri compagni del naufragio nessuna notizia.

Da ore, lunghe ore, scrutano l’orizzonte: qualche nave di passaggio riuscirà a vederli? La loro zattera di fortuna approderà su qualche riva ospitale? Ad un tratto, si sente un grido: Terra! Terra laggiù! Guardate! Proprio nella direzione verso cui le onde ci spingono!

E man mano che si disegnava il profilo della spiaggia i visi si rallegravano.

Erano cinque. Cinque Canadesi:

François, grande e forte carpentiere, quello che per primo aveva gridato: Terra!

Paul, un agricoltore

Jacques, specializzato nell'allevamento di animali

Henri, un agronomo orticoltore

Thomàs, un ingegnere minerario.

2. Un’isola provvidenziale

Rimettere i piedi su una terra ferma, per i nostri uomini fu un ritorno alla vita.
Una volta asciugati e riscaldati, il loro primo pensiero fu di fare conoscenza con quest’isola dove erano stati spinti… lontani dalla civilizzazione. Questa isola la battezzarono col nome: L’Isola dei Naufraghi.

Un rapido giro sull'isola colmò le loro speranze. L’isola non è un deserto arido. Al momento essi erano i soli uomini ad abitarla, ma altri dovevano averla abitata prima di loro, poiché qua e là sull’isola incontrarono greggi semiselvaggi che Jacques, l’allevatore, affermò essere in grado di poterli riprendere, per trarne un buon rendimento.

In quanto al suolo dell’Isola, Paul lo trovò in buona parte assai propizio all'agricoltura.

Henri trovò degli alberi da frutta, con la speranza di trarne buon profitto.

François notò soprattutto le belle distese di foreste, ricche di ogni specie di legno: sarebbe stato certamente possibile abbattere alcuni alberi e costruire dei ripari per la piccola colonia.

In quanto a Thomàs, l’ingegnere minerario, si interessò alla parte la più rocciosa dell’Isola. Aveva notato molti segni indicatori di un sottosuolo molto ricco in minerali. Nonostante la mancanza di attrezzature specialistiche, Thomàs era certo di avere abbastanza iniziativa e scaltrezza per trasformare quei minerali in metalli utili alla nuova comunità.

Ognuno poteva dunque mettere a disposizione le proprie competenze per il bene di tutti. Tutti, unanimemente, lodarono la Provvidenza Divina per la soluzione relativamente felice a quella che poteva essere per loro una grande tragedia.

3. Le vere ricchezze

Ecco i nostri uomini al lavoro.

Le case ed i mobili furono costruiti dal falegname. Nei primi tempi, si accontentarono di alimenti di fortuna, ma ben presto i campi coltivati diedero buoni raccolti.

Di anno in anno il patrimonio dell’Isola si arricchiva, non d’oro o di denaro, ma di vere ricchezze: cose che nutrono, che servono a vestirsi, che offrono riparo, che rispondono ai veri bisogni. La vita non era sempre così facile. Mancavano loro molte cose alle quali erano abituati quando vivevano nella civiltà. D'altronde, la loro sorte avrebbe potuto essere molto più triste. Essi avevano comunque già conosciuto tempi di crisi economica e di mancanze nella loro terra di origine. Ricordavano le privazioni a cui si erano dovuti sottoporre, anche se a poca distanza da casa i negozi erano pieni di beni di ogni genere. Almeno, sull'Isola dei Naufraghi, nessuno li condannava a vedere distrutte, sotto i loro occhi, merci invendute di cui avrebbero potuto aver bisogno.

E poi sull'isola le tasse erano qualcosa di sconosciuto. Non c’è da temere i sequestri. Se il lavoro talvolta era duro, almeno si aveva il diritto di godere dei frutti del proprio lavoro. Insomma. sfruttavano le risorse dell’isola, benedicendo Dio, sperando un giorno di poter ritrovare parenti ed amici, con i due più grandi beni conservati: la vita e la salute.

4. Il maggiore inconveniente

II nostri uomini si riunivano spesso per discutere dei loro affari. Nel sistema economico molto semplice che essi praticavano, una cosa tornava continuamente in mente: non avevano alcun tipo di denaro, e lo scambio, il baratto di prodotti con prodotti, aveva molti inconvenienti.

I prodotti che ci si vuole scambiare non sono sempre disponibili contemporaneamente. Così avviene ad esempio che la legna consegnata al coltivatore durante l’inverno potrà essere rimborsata in legumi soltanto sei mesi dopo. Sempre più spesso capitava che venisse consegnato un grosso articolo da uno degli uomini, il quale avrebbe voluto in cambio differenti piccoli articoli, prodotti da più d’uno degli altri uomini ed in tempi differenti.

Tutto questo complicava gli affari. Se vi fosse stato denaro in circolazione, ognuno avrebbe potuto vendere i suoi prodotti agli altri in cambio di denaro. Con la moneta ricevuta si sarebbe potuto comprare dagli altri le cose che si desideravano, quando le si desideravano e quando c’erano.

Tutti erano d’accordo a riconoscere la comodità di possedere un sistema di scambio basato sul denaro, ma nessuno di loro sapeva come realizzarlo. Avevano imparato a produrre la vera ricchezza, le cose, ma non sapevano come realizzare degli elementi convenzionali che potessero indicare il valore delle cose, non avevano dimestichezza con il denaro. Nonostante avessero deciso insieme di avere del denaro, ignoravano cosa fare e come farlo incominciare quando non ce n’è e si decide insieme di averlo…

Senza dubbio molti uomini istruiti sarebbero altrettanto nell'imbarazzo; tutti i loro governanti sono stati nello stesso imbarazzo dieci anni prima della guerra. Solo il denaro mancava al paese ed il governo restava paralizzato di fronte a questo problema.

5. Arrivo d’un rifugiato

Una sera che i nostri uomini, seduti sulla spiaggia, parlavano per la centesima volta di questo problema, tutto d’un tratto videro avvicinarsi una barca guidata da un solo uomo.

Si affrettarono ad aiutare il nuovo naufrago. Gli offrirono le prime cure e iniziarono a parlare e fare conoscenza. Seppero che era l’unico sopravvissuto di un altro naufragio e che si chiamava Martin Golden.

Felici di avere un altro compagno, i cinque uomini lo accolsero con calore e gli fecero visitare la colonia.

Malgrado siamo in un posto sperduto, lontano dal resto del mondo - gli dissero - non ci possiamo proprio lamentare. La terra rende molto bene ed anche la foresta. Una sola cosa ci manca: non abbiamo denaro per facilitare lo scambio dei nostri prodotti.”

Benedite il caso che mi ha portato qui! - rispose Martin - Il denaro non ha misteri per me. Io sono un banchiere ed in poco tempo posso procurarvi un sistema monetario che farà al caso vostro.”

Un banchiere!...Un banchiere!...” - esultarono i cinque. Un angelo venuto direttamente dal cielo non avrebbe ispirato più riverenza. Ad oggi, nei paesi civilizzati, non si è forse abituati ad inchinarsi davanti ai banchieri che controllano i movimenti della finanza?

6. Il dio della civiltà

 naufraghi 06“Signor Martin, poiché siete banchiere, voi sull'Isola non lavorerete alla produzione di beni materiali. Vi occuperete solamente del nostro denaro.”

“Ed io ve ne sarò riconoscente, come fa ogni banchiere, stimolando la comune prosperità.”

“Signor Martin, vi costruiremo presto una dimora degna di voi.”

“Molto bene, amici miei. Ma incominciamo a sbarcare tutto ciò che sono riuscito a salvare dal naufragio: una piccola pressa, della carta e soprattutto un piccolo barile, che tratterete con molta cura.”

i cinque amici sbarcarono tutta la roba del banchiere. Il piccolo barile accese subito la loro curiosità.

Questo barile - dichiarò Martin - è un tesoro senza pari. Dovete sapere che è pieno d’oro!”

“Pieno d’oro?”

Pieno d’oro! I cinque, come bambini, erano fuori di sé dall'eccitazione. Il Dio della civiltà era entrato nell'Isola dei Naufraghi! Il Dio giallo, sempre nascosto, ma potente, terribile, la cui presenza o assenza, il cui minimo capriccio può decidere della vita di 100 nazioni!

“Dell’oro! O Signor Martin, vero grande banchiere! Ricevete i nostri omaggi ed i nostri giuramenti di fedeltà.”

“Dell’oro per tutto un continente, amici miei. Ma non è l’oro che deve circolare. L’oro bisogna nasconderlo; l’oro è l’anima di tutto il denaro sano. L’anima deve restare invisibile. Ma vi spiegherò tutto ciò quando vi darò il denaro.”

7. Un seppellimento senza testimone

naufraghi 07 Prima di separarsi da loro per la notte, Martin rivolse ai cinque un’ultima domanda:

Per incominciare, di quanto denaro avreste bisogno per facilitare i vostri scambi sull'Isola?”

I nostri si guardarono spaesati e consultarono umilmente lo stesso Martin. Sotto suggerimento del benevolo banchiere si convenne che 200 dollari a testa potevano essere sufficienti, almeno per incominciare. Così, l’appuntamento per la distribuzione fu fissato per il giorno successivo. Gli amici si ritirarono; scambiando tra di loro riflessioni commosse, andarono a dormire tardi e crollarono dal sonno soltanto verso mattina, dopo avere a lungo sognato d’oro ad occhi aperti.

Martin invece non perse tempo e dimenticò la sua stanchezza, non pensando ad altro che al suo avvenire di banchiere, e prima che fosse giorno scavò una fossa e vi nascose accuratamente il suo barile, cercando di non lasciar trapelare alcuna traccia dello scavo, poi mise in moto la sua piccola pressa per stampare cento biglietti da 10 dollari. Vedendo i biglietti uscire della pressa, tutti nuovi, mormorò tra sé: “Come sono facili da fare questi biglietti! Essi traggono il loro valore dai prodotti che serviranno a comprare. Senza prodotti, i biglietti non varrebbero nulla. I miei cinque ingenui clienti non ci hanno mai riflettuto. Essi credono che sia l’oro a garantire i dollari… e io li tengo in pugno grazie alla loro ignoranza!”

All'orario convenuto i cinque arrivarono correndo da Martin.

8. A chi il denaro fatto di fresco?

naufraghi 08 Cinque mucchietti di biglietti erano là, già pronti sulla tavola.

Prima di distribuirvi questo denaro - dice il banchiere - bisogna intendersi. Il denaro è basato sull'oro. L’oro, collocato nella mia banca, è mio. Dunque il denaro è mio... Oh! ... Perché quelle facce? Non siate tristi! Io vi presterò questo denaro e voi l’userete a vostro piacere. In attesa che me lo possiate un giorno restituire, io non vi addebito che gli interessi. Visto che il denaro è più che raro sull'Isola - poiché non ce n’è affatto - io credo di essere ragionevole se vi domando solo un piccolo interesse dell’8%.”

In effetti, Signor Martin, voi siete molto generoso.”

Un ultimo punto, miei cari amici. Gli affari sono affari, anche tra grandi amici. Prima di toccare il suo denaro, ognuno di voi firmerà questo documento: c’è indicato l’impegno per ognuno di voi di rimborsare capitale ed interessi, pena la confisca delle vostre proprietà. Ma state tranquilli, è una semplice garanzia. Io non ci tengo per nulla alle vostre proprietà, io mi accontento del denaro. Sono sicuro che voi conserverete i vostri beni e che mi restituirete il denaro.”

È pieno di buon senso il Signor Martin. Noi lavoreremo intensamente e vi rimborseremo tutto.”

Va bene. E tornate a trovarmi ogni volta che avete dei problemi. Il banchiere è il migliore amico di tutti... Per ora, ecco ad ognuno i suoi 200 dollari.”

Ed i nostri cinque se ne vanno contenti, la testa e le mani piene di dollari.

9. Un problema d’aritmetica

naufraghi 09 Il denaro di Martin cominciò a circolare in tutta l’Isola. Gli scambi, in effetti, si moltiplicarono, semplificandosi. Tutti si rallegravano e salutavano Martin con rispetto e gratitudine. Intanto però Thomàs l’ingegnere iniziò ad essere inquieto. I suoi prodotti erano ancora sottoterra e in tasca non aveva più che qualche dollaro. Come avrebbe potuto rimborsare il banchiere? Dopo aver ragionato a lungo sul suo problema individuale senza trovare soluzione, Thomàs lo considerò dal punto di vista sociale:

Considerando la popolazione dell’Isola tutta intera - pensò - siamo noi in grado di mantenere i nostri impegni? Martin ha stampato una somma totale di 1000 dollari. Egli si è però messo nella condizione, chiedendoci l’8% di interesse, di poterci domandare di punto in bianco una somma di 1080 dollari. Persino se raccogliessimo di comune accordo tutto il denaro dell’Isola per portarglielo, questo ammonterebbe a 1000 dollari e non a 1080 dollari. Nessuno di noi ha prodotto gli 80 dollari in più, per il semplice motivo che noi facciamo prodotti di vario genere ma non dollari. Martin potrà dunque pretendere in ogni momento di sequestrare tutta l’Isola, poiché noi tutti e cinque insieme, nemmeno volendo, potremo mai restituire il capitale più gli interessi!”

Thomàs capì che lui e i suoi compagni stavano rischiando quello che avviene comunemente nella cosiddetta civiltà, cioè: quelli che sono capaci rimborsano per loro stessi, senza preoccuparsi degli altri, per cui molti (questi ultimi) cadranno subito mentre gli altri (i primi) sopravvivranno. Ma prima o poi arriverà anche il loro turno ed il banchiere alla fine prenderà tutto. Meglio mettersi insieme immediatamente e regolare quest’affare socialmente!

Thomàs non ebbe difficoltà a convincere gli altri che Martin li aveva imbrogliati, così tutti si diedero appuntamento dal banchiere.

10. Benevolenza del banchiere

naufraghi 10 Martin intuì il loro stato d’animo, ma fece buon viso a cattivo gioco. L’impetuoso François presentò il caso: “Come potremo mai darvi 1080 dollari quando in tutta l’Isola non ce n’è che 1000?”

“È l’interesse, miei buoni amici. Non è che per caso la vostra produzione è aumentata?”

“Sì, ma il denaro non è aumentato. Ora, c’è giustamente del denaro che voi reclamate, senza pretendere altri prodotti del nostro lavoro. Ma voi solo potete produrre il denaro e se voi non avete prodotto che 1000 dollari non potete domandarne 1080. Questo è matematicamente impossibile!”

“Aspettate, miei cari amici. I banchieri si adattano sempre ad ogni condizione, per il bene di tutti... Io mi impegno d’ora in poi a non domandarvi che il solo interesse. Niente di più che 80 dollari. Voi continuerete a tenervi il capitale.”

“Quindi voi ci abolite i nostri debiti?” - interviene François.

“No, mi dispiace, un banchiere non rimette mai un debito. Voi mi dovete ancora tutto il denaro che vi ho prestato, ma ogni anno non mi corrisponderete che l’interesse. Se voi siete assidui a pagare l’interesse, io non vi farò pressione alcuna per il rimborso del capitale. Certo, qualcuno di voi potrebbe talvolta diventare incapace di pagare persino il proprio interesse, poiché il denaro circola di continuo da una persona all’altra. Ma anche per questa eventualità c’è una soluzione. Organizzatevi come una nazione e fondate un sistema di accumulo: è ciò che si chiama tassazione. Voi tasserete di più quelli che avranno più denaro, e gli altri di meno. Purché voi mi portiate collettivamente il totale dell’interesse, io sarò soddisfatto e la vostra nazione andrà bene.”

I nostri uomini rincasano dubbiosi.

11. L’estasi di Martin Golden

naufraghi 11 Martin si trovò solo. Dopo qualche minuto di raccoglimento egli concluse: “Il mio affare va a gonfie vele. Questi uomini sono buoni lavoratori, ma ignoranti. La loro ignoranza e fiducia fanno la mia forza. Essi volevano del denaro, io gli ho passato delle catene. Essi mi hanno coperto di ammirazione, mentre io li ingannavo. Oh! grande Rothschild, tu che guidi ogni banchiere, io sento il tuo genio impadronirsi del mio essere! Tu lo hai ben detto, illustre maestro: «Che mi sia accordato il controllo del denaro di una nazione ed io m’infischio di chi fa le sue leggi». Io stesso sono il padrone dell’Isola dei Naufraghi perché ho il controllo del suo sistema monetario. Io potrei controllare un universo. Ciò che faccio qui, io, Martin Golden, lo potrei fare nel mondo intero. Che io esca, un giorno, da quest’isola! So come governare il mondo senza bisogno del potere militare. Il mio diletto sovrano sarebbe di versare la mia filosofia nelle teste dei cristiani: banchieri, padroni di industria, politicanti, salvatori di popolo, professori, giornalisti, tutti loro sarebbero miei servi. La massa dei cristiani si addormenta meglio nella sua schiavitù, quando i capimastro degli schiavi sono essi stessi cristiani.”

E tutta la struttura del sistema bancario rothschildiano si manifestò nello spirito lietissimo di Martin.

12. La crisi economica 

naufraghi 12Nel frattempo la situazione nell'Isola dei Naufraghi era peggiorata.

La quota interessi del primo anno, pari a “soli” 80$, era salita a 86,4$ (pari al 8% di 1.080$) l’anno successivo. Era quindi aumentata a 93,31$ (pari al 8% di 1.166,4$), poi 100,78$ (pari al 8% di 1.259,71$) e così via, diventando una cifra sempre più importante.

La produttività era sì aumentata, ma gli scambi tendevano a diminuire. Martin pretendeva regolarmente il pagamento dei suoi interessi, perciò bisognava pensare a mettere da parte denaro per lui. Il denaro ristagnava, circolava male. Quelli che pagavano più tasse imprecavano contro gli altri e cercavano in qualche modo di proteggersi aumentando i prezzi dei loro prodotti. I più poveri, che non pagavano tasse, imprecavano contro il carovita e compravano meno. Tutti erano giù di morale, la gioia di vivere se n’era andata.

Nessuno si dedicava più con passione al proprio lavoro; a che serve impegnarsi? I prodotti si vendevano male e quando si vendevano bisognava riscuotere le tasse per poter pagare Martin. Era la crisi! Inoltre ognuno accusava il proprio vicino di mancare di virtù e di essere la causa della vita sempre più cara.

Un giorno Henri realizzò che il “progresso” apportato dal sistema monetario del banchiere aveva rovinato tutto nell'isola. Certamente anche i cinque uomini avevano i loro difetti, ma il sistema di Martin stava riuscendo a portar fuori tutto ciò che c’era di più cattivo nella natura umana. Henri decise di confrontarsi con i suoi compagni, cominciando da Jacques. Presto detto: “Eh! - disse Jacques - io non sono affatto una persona istruita, ma è da molto tempo che lo sento: il sistema di quel banchiere è più putrido del letame della mia stalla della scorsa primavera!”

E tutti si resero conto di essere stati nuovamente imbrogliati. Fissarono perciò un altro incontro con Martin.

13. Presso il fabbro di catene

naufraghi 13 Questa volta i toni furono più tesi: “Il denaro è raro sull'Isola, signore, perché voi ce lo togliete. Vi paghiamo, vi paghiamo, e vi dobbiamo ancora più che al principio. Lavoriamo, rendiamo le terre più belle e produttive, ed ecco che siamo messi peggio di prima che voi arrivaste. Debito! Debito! Sempre debito!

Suvvia miei cari amici, ragioniamo un po’. Se le vostre terre sono più belle, è grazie a me. Un buon sistema bancario è il più grande stimolo per un paese in crescita. Ma perché voi ne possiate trarre vantaggio bisogna, prima di tutto, che conserviate la fiducia nel vostro banchiere! Venite a me come ad un padre... Voi volete altro denaro? Presto fatto! Il mio barile d’oro vale molte volte 1000 dollari... Tenete, io ipotecherò le vostre nuove proprietà e vi presterò immediatamente altri 1000 dollari.”

“Due volte i debiti che già abbiamo? Due volte più interesse da pagare ogni anno, senza mai finire?”

“Sì, ma io vi presterò ancora altrettanto denaro, ogni volta in proporzione all'aumento della vostra ricchezza fondiaria e voi non mi restituirete che l’interesse! Voi accantonerete i prestiti che io vi concederò e li chiamerete “debito consolidato”. Debito che potrà aumentare di anno in anno, ma insieme ad esso anche il vostro reddito. Grazie ai miei prestiti, voi svilupperete il vostro paese.”

“Allora, più il nostro lavoro farà produrre l’Isola, più il nostro debito totale aumenterà?”

“Come in tutti i paesi civilizzati: il debito pubblico è un barometro della prosperità!”

14. Il lupo mangia gli agnelli

naufraghi 14Ah! E questo sarebbe quello che voi chiamate denaro sano, signor Martin? Un debito pubblico divenuto necessario ed impagabile? Ciò non è affatto sano, è anzi molto malsano.”

“Signori, ogni denaro sano deve essere basato sull'oro e comunque deve uscire dalla banca allo stato di debito. Il debito nazionale è una buona cosa: esso sottomette i governi alla saggezza incarnata dei banchieri. In quanto banchiere, io sono una fiaccola di civiltà nella vostra Isola.”

“Signor Martin, noi non siamo che degli ignoranti, ma non ne vogliamo proprio sapere della vostra civiltà. Noi non prenderemo mai più in prestito un solo dollaro da voi. Denaro sano o non sano, noi non vogliamo più fare affari con voi.”

“Mi dispiace per questa vostra goffa decisione, signori. Se volete rompere il contratto con me, rimborsatemi immediatamente tutto, capitale ed interessi, poiché le vostre firme me ne danno autorizzazione!”

“Ma questo è impossibile, signore. Anche restituendovi tutto il denaro dell’isola, non saremmo comunque liberi!”

“Io non ci posso fare niente. Avete voi firmato a suo tempo, si o no? Sì! Ebbene, in virtù della santità dei contratti, io sequestro tutte le vostre proprietà ipotecate, come convenuto tra noi quando eravate cosi contenti di avermi. Se voi non volete servire con le buone la potenza del denaro, la servirete con le cattive. Voi continuerete a sfruttare l’Isola, ma per me e alle mie condizioni. Ora andate. Vi darò i miei ordini domani.”

15. Il controllo dei giornali

naufraghi 15Come Rothschild, Martin sapeva che per controllare una nazione è sufficiente controllarne il sistema monetario, ma sapeva anche che, per mantenere un tale controllo senza spiacevoli imprevisti, bisognava mantenere il popolo nell'ignoranza e divertirlo o distrarlo con dei diversivi. Martin notò che, tra i cinque uomini, due avevano idee più conservatrici e tre più liberali. Lo notò dalle conversazioni serali dei cinque, particolarmente accese da quando erano diventati suoi schiavi. C’era sempre un qualche motivo di litigio tra i rossi e i blu. Quando il saggio Henri, meno partigiano, suggerì di unire le forze per meglio risolvere insieme una situazione penosa per tutti, la dittatura di Martin, sentendosi minacciata, si adoperò in nome del vecchio detto “Divide et impera” per fomentare il più possibile le discordie politiche. La piccola pressa del banchiere si rivelò infatti utilissima anche per stampare due foglietti settimanali: “Il Sole” per i rossi, “La Stella” per i blu.

Da una parte “Il Sole” predicava:

Se non siete più padroni nel vostro paese, è a causa di quegli arretrati dei blu, sempre attaccati ai loro grossi interessi.

Dall'altra “La Stella” ribatteva:

Il vostro debito nazionale è opera dei maledetti rossi, sempre pronti a qualsiasi avventura politica.

Così i due gruppi politici, alimentati nelle loro faziosità, si dimenticavano del vero fabbro di catene, il controllore del denaro, Martin.

Un bel giorno, inaspettatamente, Thomàs l’ingegnere scoprì incagliata sul fondo di un’ansa, nella parte più impervia dell’Isola, seminascosta dall'erba alta, una barca di salvataggio, senza remi, con dentro una cassa ben conservata. Egli aprì la cassa e vi trovò un libro in ottimo stato, dal titolo: Primo anno verso il domani.

16. Un relitto prezioso

naufraghi 16Curioso, il nostro uomo si sedette, aprì il libro, iniziò a leggere, e scorrendone eccitato i contenuti, s’illuminò: “Ecco ciò che avremmo dovuto sapere da molto tempo! - esclamò - Il valore del denaro non è affatto garantito dall'oro, ma dai prodotti che questo può comprare. Il denaro può essere una semplice contabilità: i crediti passano da un conto all'altro secondo gli acquisti e le vendite. Il totale del denaro - continuò a leggere avidamente - deve essere sempre in rapporto con il totale della produzione. Non c’è mai interesse da pagare sul denaro creato e quando si parla di prestito si usi l’espressione credito sociale. Il progresso non è rappresentato da un debito pubblico crescente ma dalla redistribuzione di un dividendo uguale per ciascuno...”

Thomàs non stava più nella pelle. Si alzò e corse, libro alla mano, a rendere partecipi della sua splendida scoperta i suoi quattro compagni.

17. Il denaro, semplice contabilità

naufraghi 17Così, con loro, Thomàs si improvvisò professore: “Ecco - disse - quello che avremmo potuto fare senza il banchiere, senza l’oro, senza firmare alcun debito! Io apro un conto a nome di ciascuno di voi; a destra segno i crediti, che fanno aumentare il vostro conto; a sinistra i debiti, che lo fanno diminuire. Per cominciare noi volevamo 200$ ciascuno; di comune accordo, decidiamo d’iscrivere per ognuno un credito di 200, così ognuno di noi ha immediatamente i suoi 200$.

Ora, François compra da Paul dei prodotti per 10$. Io tolgo a François 10, e in questo modo gli restano 190, poi aggiungo 10 a Paul, che adesso ha 210.

Jacques compra da Paul per 8&. Tolgo 8 a Jacques, gli resta 192, mentre Paul sale a 218.

Paul compra legna da François per 15$. Io tolgo 15 a Paul, che resta con 203, e aggiungo 15 a François che risale a 205.

E così di seguito; da un conto all'altro, tutto si svolge come quando i dollari di carta vanno da una tasca all'altra. Se poi qualcuno di voi ha bisogno di una somma di denaro supplementare per poter incrementare la sua produzione, si apre il credito che gli è necessario, senza interesse. Egli rimborserà il credito una volta venduta la produzione. La stessa cosa può valere per i lavori pubblici. Inoltre, in corrispondenza con il progresso sociale, si aumentano periodicamente di una somma addizionale i conti di ciascuno, in parti uguali: e questo è il dividendo pubblico. Il denaro diventa così uno strumento di servizio.”

18. Disperazione del banchiere

naufraghi 18Tutti avevano compreso; la piccola nazione era diventata “creditista”! L’indomani, il banchiere Martin ricevette una lettera firmata dai cinque: “Signore, voi ci avete indebitati e sfruttati senza alcuna necessità. Noi non abbiamo più bisogno di voi per reggere il nostro sistema monetario. D’ora in poi noi avremo in poi tutto il denaro che ci serve, senza oro, senza debito, senza furto. Noi stabiliamo che da questo momento nell'Isola dei Naufraghi varrà il sistema del Credito Sociale e il dividendo pubblico sostituirà il debito pubblico. Se voi esigete di essere rimborsato, noi possiamo restituirvi tutto il denaro che avete prodotto per noi, ma non di più. Voi non potete reclamare ciò che non avete prodotto.”

Martin fu disperato perché vide crollare il suo impero. Il mistero del denaro e del credito non era più tale per i cinque uomini rinsaviti. “Cosa fare? - pensò egli tra sé - Chiedere loro perdono, diventare come loro? Mmm, io, banchiere, fare una cosa del genere?.. No. Cercherò piuttosto di non aver bisogno di loro e di vivere in disparte.”

19. La truffa totale è scoperta

naufraghi 19Per proteggersi contro ogni possibile futura rivendicazione, i nostri cinque decisero di far firmare al banchiere un documento attestante che egli possedeva ancora tutto quello che aveva arrivando sull’Isola, ma nulla di più. Si fece quindi l’inventario generale: la barca, la piccola pressa e... il famoso barile d’oro. A quel punto si rese necessario che Martin indicasse il luogo in cui l’aveva nascosto e, una volta individuato, si dissotterrò il barile. I nostri uomini lo tirarono fuori dal buco senza tanti ossequi; infatti una coscienza più desta e il concetto del Credito Sociale avevano insegnato loro a disprezzare il feticcio oro. L’ingegnere, alzando il barile, trovò che per essere oro non pesava poi molto: “Io ho molti dubbi che questo barile sia pieno d’oro!” L’irruente François non esitò più: un colpo d’accetta ed il barile sprigionò il suo contenuto: di oro, nemmeno una traccia! Rocce, niente di più che volgari rocce senza valore!

I nostri uomini stentarono a crederci: “Fino a tal punto ci ha ingannati, il miserabile! Ma quanto siamo stati creduloni noi, per cadere in estasi di fronte alla solo parola: ORO!? E pensare che abbiamo ipotecato tutte le nostre proprietà per dei pezzi di carta basati su quattro palate di roccia! Ladro e per giunta bugiardo! Noi abbiamo litigato e ci siamo odiati gli uni e gli altri per mesi e mesi a causa di un tale sopruso! Bastardo!”. E mentre François, brandendo l’accetta, minacciò di affettare il banchiere, questo, terrorizzato, scattò verso la foresta a tutta velocità, dileguandosi.

20. Il futuro dell’economia

Paul però si sentì molto a disagio perché, nonostante tutti i raggiri subìti, non ritenne saggio ricorrere alla violenza e, dopo diversi e faticosi tentativi, riuscì a calmare François, facendolo desistere dai suoi propositi omicidi. Il coltivatore ritenne pure ingiusto che Martin fosse privato di ogni diritto su quell’Isola. Martin in fin dei conti era comproprietario dell’isola tanto quanto tutti gli altri: una parte della terra coltivata era anche di Martin, naufrago tra naufraghi. A Paul risultò però altrettanto evidente che, se l’isola fosse stata davvero divisa tra tutti, Martin non sarebbe stato capace di svolgere nessun lavoro strettamente produttivo. Nella loro semplificata economia agricola avrebbe potuto solo affittare il proprio fondo per ricavare di che vivere.

Imbarazzato, l’uomo non sapeva come risolvere il problema, fino a quando non considerò altri due aspetti: “A parte il caso di Martin - rifletté tra sé - se qualcuno si dovesse prima o poi ammalare, diventando temporaneamente o permanentemente inabile al lavoro, costui dovrebbe essere lasciato a sé stesso, cioè morire? Inoltre, pensandoci bene, il sistema di contabilizzazione illustratoci da Thomàs non appare tanto semplice da gestire e potrebbe rivelarsi comunque preferibile adottare il sistema basato sul denaro cartaceo.”

Paul proseguì così il suo ragionamento: “Chiamiamo Martin ed affidiamogli il compito remunerato di stampare, per conto nostro, moneta! Ripartendo da zero, gli si potrebbe chiedere sia di occuparsi dell’emissione monetaria iniziale sia di un’emissione mensile, da intendersi come reddito di base per tutti, con denaro cartaceo che sia però datato. Per evitare infatti che la massa monetaria diventi col tempo esuberante, è sufficiente decidere di decurtare annualmente il denaro datato di quell’8% che Martin, da banchiere-creditore, una volta pretendeva sotto forma di interesse.

Insomma diverremo sovrani della nostra moneta dando due direzioni virtuose a quell’interesse, che finora ci è risultato passivo poiché noi tutti l’abbiamo dovuto unicamente corrispondere al Martin banchiere: parte di quella percentuale, calcolata sull’intero ammontare del denaro circolante sull’isola, potrà servire ai bisogni di tutti e costituirà la prima ed unica forma di prelievo fiscale che di comune accordo ci auto-imporremo per il bene comune; l’altra parte di quella percentuale verrà ridistribuita, servendo ai bisogni primari di ciascuno sotto forma di vitalizio minimo (reddito di cittadinanza), quale concreta ed inalienabile garanzia del diritto fondamentale congruo ad ogni essere umano che appartenga ad una società civile, cioè il diritto alla vita.

Si potrà poi chiedere allo stesso Martin, confinato ora al solo ruolo di tipografo, di trovare un sistema ingegnoso per aggiornare via via il valore delle banconote in base alla data di prima emissione. Grazie a questi provvedimenti la massa monetaria si stabilizzerà su un livello ottimale, tutti disporranno di un rassicurante e permanente ammortizzatore sociale ed inoltre anche Martin Golden potrà dare il proprio contributo alla società. Se poi un giorno dovessimo tornare nel grande mondo, dove tutto è ormai informatizzato, il compito di Martin risulterebbe ancora più agevole. Quando non esisterà più denaro cartaceo - e questa là è ormai la direzione - l’invecchiamento forzoso della moneta sarà l’effetto di una semplice operazione matematica. Martin diventerà allora un fido contabile.

Penso anche che al primo attuarsi di questa radicale riforma, noi pionieri sapremo dimostrare ai cittadini di ogni nazione che rifondere ai colleghi di Martin tutti i debiti precedentemente contratti sarà un lusso che essi si potranno permettere senza nemmeno mettersi a discutere della loro legittimità. Furti legalizzati o meno, appena il prelievo fiscale smetterà di gravare sui beni circolanti, il prezzo di questi ultimi come minimo si dimezzerà. In virtù della concomitante rivalutazione della moneta, si potrà a quel punto attingere, senza sacrifici per nessuno, ad un serbatoio di risorse tanto ingenti da ripianare il bilancio di ogni stato, estinguendo i famigerati debiti pubblici.

Da quel punto zero, nessuna pendenza pregressa potrà più intralciare il corso delle nuove società, dove al potere non ci sarà più una casta di presunti e sedicenti eletti o di «soci segreti» ma ci sarà solo l’Essere Umano nella sua natura Spirituale. Per questo motivo proporrò ai miei amici di chiamare Antropocrazia la forma di governo che correggerà, ovunque ci saranno uomini assennati e di buona volontà, l’ormai insufficiente e per giunta fasulla Democrazia.”

La soluzione era pronta e Paul si ripropose di parlarne l’indomani agli altri quattro. Dopo aver dedicato buona parte della notte a questi fulgidi pensieri, finalmente la sua coscienza si sentì sollevata e Paul si accinse a dormire.

E il sonno ristoratore dei giusti gli arrivò subito.

 

Libera elaborazione del racconto omonimo scritto da Louis Even

 

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